Rallentare nel bosco: un gesto antico che continua a farci bene
Un esercizio di presenza, una forma naturale di meditazione. Andare per funghi non è solo il gesto della raccolta. È riscoprire un rito lento, quasi primitivo, che oggi — in un mondo fatto di ritmi accelerati e notifiche continue — arriva ad avere un valore quasi terapeutico.
Immaginati camminare nel bosco con passo attento, lo sguardo rivolto a terra, le orecchie aperte ai suoni che bucano il silenzio. Il respiro si fa più profondo, parli meno, osservi di più. Senza accorgertene, ti lasci alle spalle la fretta.
E così, in questo ritmo naturale, tra radici, muschio e luce che filtra tra i larici, ritrovi uno stato d’animo che assomiglia molto alla meditazione: attenzione, presenza, equilibrio.
Camminare con uno scopo: l’effetto terapeutico della ricerca

Camminare nei boschi alla ricerca di funghi non è solo un’attività ricreativa, ma un vero e proprio toccasana per la mente e il corpo. Diversi studi scientifici hanno evidenziato i benefici di questa pratica. Ad esempio, una ricerca condotta all’Università di Stanford dal biologo Gregory Bratman ha dimostrato che rispetto al camminare in città, una passeggiata di 50 minuti in un ambiente naturale riduce significativamente l’ansia e i pensieri negativi, ma non solo. Ha anche effetti positivi a livello cognitivo.
Non si tratta certo di una scoperta recente. Nella cultura giapponese esiste da tempo il concetto del Shinrin yoku ovvero il “Bagno nella foresta”. Tale pratica, che consiste nel rimanere immersi nella natura per alcune ore in contatto con gli alberi e con il bosco, porta ad una naturale diminuzione del cortisolo, l’ormone dello stress, ad un miglioramento dell’umore e al potenziamento generale del sistema immunitario.
E nei boschi delle Dolomiti, andare per funghi diventa molto più di un’attività stagionale. È, in fondo, una meditazione attiva e rigenerante… con le scarpe da trekking ai piedi.
Perché nei boschi delle Dolomiti è ancora meglio

Imbutini, Mazze di tamburo, Tignose. Non è soltanto la grande
presenti a fare delle
Qui, ogni passo diventa più leggero. E ogni fungo trovato non è solo un ingrediente, ma una scoperta, una piccola vittoria che rende il tempo nel bosco ancora più prezioso.
Quando andare, dove fermarsi, cosa vivere

Settembre e ottobre sono i mesi d’oro per la raccolta dei funghi nelle Dolomiti. Durante questo periodo, le condizioni climatiche — temperature fresche, umidità elevata e piogge frequenti — favoriscono la crescita di tante differenti specie fungine.
La Valle del Boite, che include Borca di Cadore è rinomata per la sua ricca biodiversità e la varietà di habitat, rendendola un luogo ideale per gli appassionati di micologia. I boschi misti di larici, abeti e faggi offrono un ambiente perfetto per la crescita dei funghi.
Per chi desidera un’esperienza completa, l’Hotel Boite a Borca di Cadore rappresenta il punto di partenza e ritorno ideale. Immerso in un parco di 120 ettari, l’hotel offre accesso diretto a sentieri boschivi e propone una cucina che valorizza i prodotti locali, inclusi i funghi raccolti nella zona.
Dopo una camminata nel bosco, il rientro in un luogo accogliente fa parte dell’esperienza. In ogni stanza del Boite, il legno, la luce e il silenzio continuano a dialogare con ciò che hai appena vissuto tra gli alberi.
Che tu sia in cerca di un weekend di relax, di una pausa rigenerante o semplicemente di un luogo dove stare bene, qui ogni dettaglio è pensato per accompagnare il ritmo lento della natura.